Italia-Balcani: conferenza Ince e Bers a Trieste, necessario sviluppare infrastrutture logistiche per trasporto merci

Il rafforzamento delle infrastrutture logistiche per il trasporto di merci e servizi dalla Cina all’Europa, i programmi della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) dedicati al supporto delle piccole e medie imprese e il ruolo dell’Iniziativa centroeuropea (Ince) come punto di raccordo per le imprese italiane interessate a tali strumenti: sono stati questi i temi centrali della conferenza internazionale “Supporting Local Enterprises and SMEs along China’s Belt and Road Initiative in South Eastern Europe”, che si è svolta oggi a Trieste. L’evento, che si propone di essere il primo di una serie di appuntamenti annuali, è stato organizzato dall’Ince e dalla Bers con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, con il sostegno della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e del comune di Trieste, e con il contributo della Fondazione CRTrieste, che ha visto come sponsor principale Intesa Sanpaolo e come sponsor Rizzani De Eccher.

La presidente della regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, aprendo a Trieste la conferenza internazionale, ha affermato che l’Italia è pronta a raccogliere la sfida del progetto di integrazione regionale cinese. L’ambiziosa iniziativa cinese, ha detto Serracchiani, rappresenta un’opportunità straordinaria per legare l’Asia all’Europa sud-orientale attraverso un “cordone sanitario” che includa anche alcune delle aree più instabili e turbolente del pianeta. La Nuova Via della Seta potrebbe costituire, in questo senso, una possibilità irripetibile per sfuggire a un circolo di isolamento economico e commerciale, e per innescare un necessario progresso di integrazione sociale e politica. Un piano così ambizioso, ha avvertito Serracchiani, presenta però diversi ordini di “sfide concrete”: anzitutto, quella degli investimenti, in un contesto di limiti pressanti ai bilanci dei paesi e delle istituzioni europee.

E’ proprio su questo fronte, ha sottolineato Serracchiani, che assumono fondamentale importanza “gli strumenti di investimento innovativi sviluppati dalla Bers, oltre al piano Juncker approntato dalla Commissione europea”. Il piano cinese, ha aggiunto la presidente, va integrato da una visione geoeconomica e strategica che si spinga oltre il solo settore dei trasporti e dei collegamenti commerciali. L’obiettivo – ha detto Serracchiani – è quello di giungere a “uno strumento di governance e guidance politica regionale”. In questo contesto, ha spiegato Serracchiani, l’Italia ha assunto impegni concreti, tramite piani di sviluppo per la regione Adriatica e l’individuazione del Friuli Venezia Giulia, e in particolare di Trieste, con le sue infrastrutture portuali, come nucleo delle iniziative legate alla Regione Macro-Ionica. L’Adriatico, ha sottolineato la presidente, è un bacino di interesse ideale per la Cina, sia per le sue caratteristiche strutturali, sia per la capacità residua, sia per la sua integrazione logistica e normativa con il contesto europeo e regionale.

Igor Crnadak, ministro degli Affari esteri della Bosnia-Erzegovina, intervenendo alla conferenza ha spiegato come il progetto cinese della Nuova Via della Seta costituisca una straordinaria opportunità per promuovere lo sviluppo della regione balcanica, ma sia necessario approcciarsi al progetto con realismo, e senza pensare che possa costituire una panacea per i ritardi infrastrutturali e di governance dei paesi interessati. Il progetto cinese della Nuova Via della Seta, ha detto il ministro, è un progetto importante anche e proprio perché giunge in un contesto difficile, non solo per i Balcani, ma per tutte le regioni interessate, eurozona inclusa: per superare questo frangente, ha detto Crnadak, “è necessario ricorrere a tutti gli strumenti e l’esperienza degli attori statali e internazionali”: una sfida impossibile senza strumenti in grado di creare sinergia tra questi attori.

La Nuova Via della Seta, e conferenze come quella in corso a Trieste, hanno le potenzialità per divenire uno strumento proprio in questo senso. L’isolamento, ha detto il ministro, è ormai un retaggio del passato. Per quanto riguarda la regione dei Balcani, ha sottolineato Crnadak, una delle sfide più importanti sul fronte dell’integrazione è l’interconnessione delle infrastrutture di comunicazione e dei trasporti. I Balcani, per la prima volta nella storia, hanno un livello di integrazione e confronto politico ed economico che pone gli obiettivi alla portata degli attori regionali. Crnadak ha ringraziato la Bers per il suo interessamento e il lavoro di supporto attivo all’integrazione regionale, e di riforme strutturali di transizione nel settore finanziario, ed ha riconosciuto che i Balcani, Bosnia inclusa, devono accelerare il processo di privatizzazione economica e non rassegnarsi a un ruolo di destinatario passivo degli investimenti. In rappresentanza del paese che regge la presidenza dell’InCe, il ministro bosniaco ha ringraziato la Cina per aver riconosciuto le potenzialità straordinarie della regione balcanica e adriatica in generale. Crnadak ha infine spronato i paesi balcanici, la Cina e le istituzioni internazionali coinvolte nel progetto a dare particolare attenzione allo sviluppo delle piccole e medie imprese: in Bosnia come in altri paesi della regione, questi fondamentali motori di sviluppo “non hanno ricevuto in passato una attenzione adeguata”: senza un impegno concreto nella promozione delle piccole e medie imprese, e dell’imprenditoria generale, “non può esservi particolare ottimismo in merito alle opportunità di sviluppo dell’economia” nei paesi balcanici.

Ottimista si è mostrato anche Li Ruiyu, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica Popolare Cinese in Italia, secondo il quale la Nuova via della seta e l’interessamento congiunto di istituzioni come la Bers e il Fondo cinese Fondo di investimento per la Via della Seta (Silk Road Fund), consentiranno di rispondere in maniera più adeguata alle esigenze finanziarie di sviluppo degli attori statuali e privati coinvolti nel progetto. Li ha sottolineato come la presenza cinese sia fondamentale anche e soprattutto per ridare impulso al flusso di investimenti internazionali nella Regione balcanica, a fronte del calo degli investimenti dall’Europa e dagli attori privati e commerciali. L’ambasciatore ha fatto il punto dell’integrazione tra i tessuti imprenditoriali italiano e cinese: proprio le imprese, ha detto Li, rappresentano il veicolo più efficace per promuovere l’integrazione economica e politica lungo la Nuova Via della Seta; Cina e Italia possono fare da modello in virtù del loro crescente interscambio commerciale e delle partnership aziendali concentrate soprattutto nel conseguimento di maggiore innovazione ed efficienza.
All’ambasciatore Li ha fatto eco Wang Yanzhi, presidente del Fondo di investimento per la Via della Seta, intervenuto a sua volta nell’ambito delle discussioni di alto livello che hanno aperto la conferenza internazionale.

Wang ha citato il ruolo degli investimenti cinesi nella promozione dello sviluppo regionale: il Silk Road Fund, ha ricordato Wang, è stato dotato dal governo cinese di 40 miliardi di dollari per promuovere lo sviluppo economico, commerciale e sociale della regione interessata dal progetto della Nuova Via della Seta, a partire da paesi come il Pakistan. Il fondo guarda però con attenzione all’Europa sudorientale e alle sue potenzialità quale partner economico e commerciale; il fondo sta valutando una molteplicità di investimenti “nei settori dei trasporti, energetico e dei collegamenti”, promuovendo soluzioni di sviluppo basate “sul libero mercato e su un’ottica di mutuo beneficio”. La Cina, ha sottolineato Wang, si approccia al progetto della nuova via della seta e agli attori che vi prendono parte “con una apertura totale alla collaborazione”; rispetto a investitori commerciali e privati, ha sottolineato però il funzionario cinese, la Cina ha il vantaggio di poter garantire “un impegno costante e a lungo termine”.

Matthias Woitok, capo divisione per l’Europa orientale e la Turchia della Banca europea per gli investmenti (Bei), ha invece sottolineato come il piano di investimenti cinese Nuova via della seta goda dell’interesse e del favore delle istituzioni europee, perché contribuisce a riportare le esigenze di rinnovamento infrastrutturale al centro del dibattito politico continentale. In Europa, ha spiegato Woitok, gli investimenti destinati alle infrastrutture non sono ancora tornati ai livelli precedenti la crisi del 2007; il Fondo europeo per gli investimenti strategici – il cosiddetto “Piano Juncker” – ha l’obiettivo di ovviare a questo ritardo, e di fare al contempo da motore per la crescita l’efficientamento dell’economia europea. Bruxelles, ha ricordato il rappresentante della Bei, punta a mobilitare 300 miliardi di euro in tre anni: un investimento “apparentemente enorme, ma contenuto se rapportato al prodotto interno lordo dell’Unione Europea”.

Proprio attraverso le infrastrutture, ha sottolineato Woitok, “si crea l’ambiente necessario ad attrarre gli investimenti produttivi internazionali”. Nell’Europa meridionale, però, l’individuazione dei progetti strategici da finanziare “rappresenta una sfida particolarmente ardua”, dati i ritardi, le inefficienze e i sovraccosti che hanno tradizionalmente caratterizzato i lavori per le grandi infrastrutture in quella regione. La Commissione europea, ha concluso Woitok, guarda perciò con estremo interesse proprio all’iniziativa cinese della Nuova via della seta, e agli attori nazionali e internazionali coinvolti, per individuare strumenti di consulenza e soluzioni per l’assunzione del rischio nell’ambito dei vincoli di Maastricht.

Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture italiano, Graziano Delrio, intervenuto in rappresentanza del governo alla conferenza internazionale sul piano di investimenti cinese, ha ribadito come la costruzione di nuove infrastrutture costituisca una opportunità fondamentale per il Sud Europa, ma anche e soprattutto un’opportunità per ricostruire su nuove basi l’Europa. Tramite l’ambizioso progetto cinese, ha detto il ministro, l’Italia torna ad essere terra di confronto per la diversità, e occasione di crescita e sviluppo: il paese, ha ricordato Delrio, è al centro della nuova Connectivity Platform tra Europa e Cina, e promuove attivamente lo sviluppo dell’area integrata di trasporto della regione adriatico-ionica; consapevole del suo ruolo e della sua posizione geografica strategica, l’Italia “è pronta a uno scambio di esperienze e a piani congiunti di investimento per valorizzare appieno questa opportunità.

Il governo italiano, ha detto Delrio, è consapevole della necessità di sviluppare le infrastrutture portuali e i corridoi verso l’Europa. E’ in questo senso, ha detto il ministro, “che va la riforma del governo per l’associazione e l’integrazione dei porti adriatici; più di 3500 navi hanno usato lo sdoganamento in mare in un anno e mezzo: è un’opportunità per dare un grande impulso ai commerci con la Cina e con altre regioni del globo. In un anno il governo italiano ha messo a disposizione un miliardo e mezzo per i trasporti e per l’ultimo miglio ferroviario verso gli scali portuali. E’ fondamentale però, ha precisato il ministro, uno sviluppo e ottimizzazione della portualità e della logistica in un contesto europeo: per questo il governo ha previsto anche “una semplificazione della governance su modello operativi e manageriali europei”, che riservi alle autorità centrali un ruolo più limitato ma efficace di programmazione e coordinamento. Solo tramite quest’ordine di misure concrete, conclude il ministro, “sarà possibile vincere la sfida che ci viene offerta, in un’ottica di cooperazione, e non di competizione”. Al “sogno cinese” di una Nuova via della seta, insomma, va accostato un “sogno europeo”.

I benefici immediati alle Pmi italiane e balcaniche sono invece l’elemento su cui si è soffermato nel suo intervento Min Tang, consigliere del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, presentando il progetto di sviluppo infrastrutturale di Pechino. Le piccole e medie imprese potenzialmente interessate dall’ambizioso progetto cinese, ha ammesso Min Tang, non possono attenere un decennio la creazione dei grandi progetti logistici e infrastrutturali che le colleghino fisicamente alla Cina. Esistono però “strade alternative” che possono consentire a questi attori economici di trarre un beneficio concreto e immediato dall’integrazione con la Cina. Una di queste soluzioni, ha spiegato il funzionario cinese, è l’e-commerce. Il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba, ha ricordato Min Tnag, ha già superato per volume di vendite la catena statunitense Walmart. Il commercio elettronico richiede alle piccole e medie imprese una grande capacità di adattamento e una grande agilità, ma costituisce una opportunità concreta per le Pmi “dell’Italia, dei Balcani, e di tutte le regioni interessate dal progetto della Nuova via della seta” di raggiungere con i loro prodotti il vasto mercato cinese.

Antonio Fanelli, consigliere esperto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), ha sottolineato come i Balcani occidentali hanno conseguito progressi marginali nel miglioramento dell’ambiente in cui operano le piccole e medie imprese. Fanelli ha presentato i risultati del quarto rapporto Ocse sulle condizioni operative delle Pmi nei Balcani occidentali e in Turchia. Il rapporto, ha spiegato Fanelli, è stato realizzato in collaborazione con altre istituzioni internazionali, inclusa la Bers, per quanto riguarda le condizioni di accesso al credito. Proprio l’accesso al credito, ha sottolineato Fanelli, costituisce la nota dolente di un rapporto che per il resto rileva moderati progressi in termini di investimenti pubblici, servizi e ambiente regolatorio. I governi dei paesi balcanici, ha spiegato il rappresentante dell’Ocse, hanno superato una fase di attenzione quale esclusiva alle privatizzazioni, e stanno comprendendo l’importanza delle Pmi.

Gli investimenti su questo fronte, però, sono soggetti ai limiti dei bilanci pubblici di quegli Stati. In generale, ha spiegato Fanelli, su una scala da zero a cinque, dove cinque rappresenta il livello medio europeo, l’ambiente in cui operano le pmi balcaniche “riceve dall’Ocse una valutazione di tre”. Le Pmi balcaniche hanno goduto di progressi significativi sul fronte dell’ambiente normativo, “soprattutto in Macedonia”; su questo specifico fronte, i Balcani occidentali appaiono più avanzati della Turchia, che però ha ancora un margine di vantaggio in termine di servizi alle imprese e schemi di garanzia del credito. Le banche che operano nei Balcani, ha concluso Fanelli, sono perlopiù unità di grandi gruppi bancari europei, e godono di un buon livello di capitalizzazione, ma scontano il peso delle sofferenze accumulate in passato.

La necessità di colmare il divario di accesso al credito tra grandi aziende e piccole e medie imprese nei Balcani occidentali è stata messa in primo piano da Tony Myron, direttore associato per le istituzioni finanziarie di Serbia, Kosovo e Albania della Bers. Il piano di investimenti cinese Nuova via della seta, ha spiegato Myron, costituisce una opportunità straordinaria per la regione, perché consentirà di ridurre il profilo di rischio rappresentato dalle Pmi regionali, grazie a nuove economie di scala e progetti di integrazione logistica e infrastrutturale. La Bers, ha detto Myron, si è impegnata a “fare da ponte tra le banche e le piccole e medie realtà imprenditoriali” dei Balcani. I meccanismi sviluppati dall’organizzazione puntano a ridurre il profilo di rischio delle imprese incrementando la loro competitività e fornendo sostegno al settore privato per mezzo di consulenza e training nei campi più disparati, ad esempio quello dell’efficienza energetica. Molto resta ancora da fare, ha spiegato il rappresentante della Bers, ma i Balcani possono anche contare su punti di forza relativa, come un settore bancario stabile e dall’elevato livello di liquidità.

Ignacio Jaquotot, responsabile della divisione banche estere per Intesa Sanpaolo, ha sottolineato come il gruppo, attraverso la propria rete in Croazia, Albania, Slovenia, Bosnia-Erzegovina e Serbia, stimi di mettere a disposizione affidamenti per un totale di un miliardo di euro a favore delle Pmi dell’area balcanica occidentale coinvolte nell’iniziativa. Il programma di investimenti cinesi costituisce un’opportunità concreta di sviluppo per i paesi balcanici, che rappresentano figurativamente la porta occidentale della Nuova via della seta, in quanto si propone di migliorare il gap infrastrutturale con l’occidente grazie ai notevoli investimenti che si riverseranno nell’area nei prossimi decenni, stimati in circa 11 miliardi di dollari. Il progetto cinese, ha detto Jaquotot, deve superare una serie di ostacoli che gravano sulle piccole e medie imprese, a partire dalla difficoltà che questi soggetti economici riscontrano nell’accesso al credito.

Intesa Sanpaolo, ha dichiarato il direttore finanziario, è in primo piano quale sponsor dell’ambiziosa iniziativa, e partecipa alla scommessa dell’integrazione regionale con un miliardo di euro in investimenti alle Pmi italiane e balcaniche. Quella dei finanziamenti alle Pmi è una direttrice di intervento fondamentale, ha sottolineato Jaquotot, perché il contributo delle piccole e medie imprese al Pil dei paesi balcanici è assai inferiore alla media europea: nel caso della Serbia, ha esemplificato il rappresentante di Intesa, tale percentuale è di poco superiore al 30 per cento. Anche il settore bancario, del resto, ha ancora nei Balcani occidentali vasti margini di crescita: Jaquotot lo ha dimostrato citando il rapporto tra gli asset bancari di un paese e il Pil nazionale, un indicatore significativo dello stato di salute finanziaria; in Europa occidentale, tale rapporto è compreso tra il 150 e il 200 per cento; nei paesi balcanici, si riduce appena al 30-40 per cento.

L’intervento di chiusura dell’evento è stato affidato a Igor Crnadak, ministro degli Esteri della Bosnia ed Erzegovina. La conferenza, ha detto il ministro, ha consentito di confrontare le migliori pratiche in materia di sostegno e finanziamento alle Pmi, e di individuare misure per colmare i gap infrastrutturali della regione balcanica, promuovere gli investimenti e aumentare il coinvolgimento delle istituzioni internazionali e finanziarie. Crnadak ha spronato i partecipanti alla conferenza, e tutti i soggetti interessati dal progetto cinese della Nuova via della seta, ad attivare meccanismi per valutare l’implementazione delle iniziative discusse nel corso della giornata, e per rendere la conferenza di Trieste un appuntamento periodico di cui stabilire assieme i contenuti.

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