Tap e acquedotto in arrivo dall’Albania? I politici ne parlano già dal 1992

Un acquedotto sottomarino che porti acqua dall’Albania all’Italia. E’ questa la proposta fatta, nelle scorse ore, da Michele Emiliano, Governatore di Puglia. L’approdo della condutture potrebbe essere previsto accanto a quello di Tap. Un progetto innovativo. O forse no. Era il lontano (neanche troppo) 1992, quando un gruppo di parlamentari pugliesi di tutti gli schieramenti presentò una proposta di legge per la realizzazione di un acquedotto Albania-Italia. L’opera avrebbe avuto un costo di 1.000 miliardi euro e 80 di qui 150 chilometro di lunghezza dell’acquedotto sarebbero stati sottomarini. Nella stessa proposta di legge, poi, si parlava di un eventuale elettrodotto e di un possibile futuro metanodotto.

“Sono già intercorsi contatti con il Ministero delle costruzioni e dell’industria albanesi per il compimento di uno studio di fattibilità tecnico economico per l’esecuzione di un acquedotto sottomarino tra il sud dell’Albania e la regione Puglia con collegamento all’acquedotto pugliese. È stata altresì ottenuta l’autorizzazione, da parte delle competenti autorità albanesi, ad effettuare studi-ricerche sul suolo albanese e con la diretta collaborazione dei loro enti locali.Il progetto in epigrafe risponde a due funzioni proprie di un sistema idraulico e ad una funzione impropria ma non meno importante che sarà chiarita bene nel prosieguo dell’intervento”,

si legge nella proposta di legge “Norme per il finanziamento della realizzazione di un acquedotto sottomarino tra l’Albania e l’Italia”, presentata il 14 novembre 1991.

“La lunghezza dell’acquedotto – spiega ancora la proposta – si stima di oltre 150 chilometri, di cui 80 di condotta sottomarina. In relazione a tale ultima opera si ritiene che la stessa debba essere realizzata con più tubazioni affiancate di diametro opportuno per consentire, utilizzando le tecnologie già impiegate in tale genere di lavori, la posa della condotta sottomarina. Dati tecnici più approfonditi sono in via di ulteriore definizione”.

La proposta parla anche di una “terza funzione, quella impropria”. “L’adduttrice sottomarina può essere utilizzata come supporto di un elettrodotto per aumentare le disponibilità energetiche dell’Italia, e di un metanodotto per il trasporto e la distribuzione del metano nei grossi centri dell’Albania e della penisola balcanica”.

I firmatari

Alla proposta del 1991, seguirà poi il 30 giugno 1992 la presentazione di “Norme per la realizzazione e la gestione di un acquedotto sottomarino tra l’Albania e l’Italia”, in cui si evidenziano nuovi particolari del progetto. Quello che sorprende, però, non è il progetto in sé. Tra i firmatari della proposta, infatti, ritroviamo anche il socialista anche Damiano Potì (frontman di entrambi i Ddl), salentino e, soprattutto, padre di Marcp Potì, attuale sindaco di Melendugno, dichiaratamente No-Tap. Il progetto di legge vanta anche la firma di di Ernesto Abaterusso (Pds), consigliere di maggioranza dell’attuale giunta Emiliano, da pochi mesi fuori dal PD ed entrato in MDP, partito che sabato scorso si presentato per un sopralluogo nel cantiere proprio in compagnia di Marco Potì. MDP è il partito di Massimo D’Alema, storicamente a favore dell’approdo di TAP a San Foca. E poi, ancora, c’era la firma di Biagio Marzo (Psi), Antonio Bruno (Psi), Giuseppe Caroli (Dc), Gaetano Gorgoni (Pri), Antonio Lia (Dc).  E ancora. Quello che sorprende è l’approdo delle “quattro condotte in acciaio a diametro variabile” previsto nella Proposta di legge presentata nel giugno del 1992. Come luogo considerato idoneo, infatti, si cita la marina di San Foca, attuale approdo di Tap.

Per le opere in territorio italiano, in relazione alla morfologia dei luoghi ed alla necessita di non interferire con di insediamenti abitativi esistenti, sono state individuate — come già detto — a seguito di appositi sopralluoghi, due possibili e idonee soluzioni di approdo delle condotte sottomarine sulla costa salentina. La prima in località San Foca ad 1,8 km a sud di Torre Specchia Ruggieri, dove la costa è abbastanza bassa e l’approdo agevole e facilmente raggiungibile con la viabilità esistente. II tracciato per raggiungere il serbatoio di Galugnano si sviluppa a Nord degli abitati di Melendugno e Calimera e a sud di Caprarica ed ha una lunghezza complessiva di circa 16 km”.

Il progetto a firma di Damiano Potì , nel 1992, evidentemente fu messo da parte. Ma già i vecchi studi di fattibilità inserivano San Foca tra i possibili approdi di acquedotti ed eventuali metanodotti. A firmare le proposte di legge, nel 1992, erano in gran parte politici pugliesi. Insomma, una volta la Puglia voleva acquedotto e Tap. Oggi la nuova generazione contesta proprio quello che “i padri” stavano tracciando. Ci viene spontaneo chiederci se Marco Potì, che tanto contesta Tap, oggi si comporterebbe nel medesimo modo o se, ad opera effettuata, nel 2017 se ne starebbe prendendo gli ereditati meriti

Articolo di Giusy Caretto

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