Slovenia e Albania: la crescita (+3,5-3,9%) poggia sulla stabilità dei conti

Secondo un recente report della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, lo scorso novembre la produzione industriale slovena è cresciuta quasi del 10% rimanendo sopra la media del terzo trimestre (8,1%). Le vendite al dettaglio a dicembre sono cresciute dell’1,7% in termini reali, sostenute dalle migliorate condizioni sul mercato del lavoro e dall’aumento del reddito disponibile dovuto ai prezzi dell’energia che, sebbene in aumento, sono ancora contenuti e inferiori alla media di lungo periodo. Nello stesso periodo le esportazioni hanno segnato una crescita a doppia cifra (+16,2%): ecco allora che per l’ultimo trimestre 2017 gli analisti stimano una crescita del PIL ancora solida e intorno al 3,7%, con una dinamica tendenziale del PIL nell’intero anno del 4,4% prevista poi in rallentamento ma ancora solida al 3,5% nel 2018. In Albania nel corso del primo trimestre dello scorso anno la crescita del PIL si è consolidata al 3,9% confermando il dinamismo osservato alla fine dell’anno precedente (4,1%). In base agli indicatori economici ad alta frequenza, la crescita economica è rimasta solida durante il corso di tutto l’anno: l’Economic Sentiment Indicator (ESI) nel secondo trimestre è rimasto vicino ai massimi degli ultimi cinque anni e lo scorso luglio la dinamica tendenziale dell’export è stata a doppia cifra (+10,2%). Per quest’anno (PIL previsto a +3,9%) si prevede che i fattori della domanda interna per consumi privati ed investimenti continueranno ad essere i principali fattori ad alimentare il dinamismo economico del Paese.

A dicembre l’inflazione slovena è salita ancora portandosi a 1,9%, laddove la media annuale si è mantenuta sull’1,6%: a causa della debolezza dell’inflazione importata, il livello dei prezzi è atteso moderato, e per il 2018 si prevede una dinamica dei prezzi al consumo intorno al 2,0%. L’orientamento espansivo della politica monetaria sta mantenendo i tassi di interesse a breve e medio/lungo termine in prossimità dei minimi storici sebbene nell’ultimo mese si sia osservato un lieve aumento del tasso a dieci anni dallo 0,7% all’1,2% con l’affermarsi di aspettative di maggiore inflazione.

Allo stesso tempo, in Albania dopo il picco raggiunto lo scorso gennaio (2,8%), l’inflazione è gradualmente tornata a calare fino ad arrivare all’1,6% ad agosto, portando la media di inizio anno sul 2,1%. Il rallentamento dei prezzi al consumo è dovuto principalmente alla dinamica contenuta dei prezzi internazionali dell’energia e al ritardo temporale della trasmissione degli aumenti salariali, quindi alla produzione e al consumo. A fronte della contenuta pressione inflazionistica, la Banca Centrale sta mantenendo il tasso di policy al minimo storico dell’1,25%. Il profilo dell’inflazione resterà ancora basso e si avvicinerà al valore target solo sul finire del 2018. Per il 2018 la Commissione Europea prevede in Slovenia un saldo di bilancio in pareggio grazie anche alla minore spesa per interessi sul debito pubblico (pari al 76,4% del PIL al termine dello scorso anno), previsto ancora in calo fino al 74%. Il saldo di conto corrente, stimato al 5,7% del PIL nel 2017, è previsto quest’anno rafforzarsi ulteriormente al 6,0% prima di convergere verso percentuali più contenute nel medio termine (2,7% al 2022 nelle previsioni del FMI) per effetto della crescita delle importazioni in linea con la più forte domanda interna. Per l’agenzia S&P il Paese rientra nella classe A+, mentre sono più prudenti le valutazioni di Fitch (A-) e di Moody’s (Baa1). I giudizi sostanzialmente positivi delle principali agenzie di rating risultano essenzialmente in linea con le valutazioni espresse dai mercati tramite i CDS del Paese (in calo a 51pb da 62pb di tre mesi fa).

A febbraio 2017 il Fondo Monetario Internazionale ha approvato per l’Albania l’erogazione delle ultime due tranche (per un totale di 57,28 milioni di SDR) del finanziamento relativo al Programma EFF (295,4 mln di SDR). Sono stati riconosciuti gli importanti aggiustamenti fiscali realizzati nelle finanze pubbliche (deficit in calo al 2,0%), sebbene resti significativo lo squilibrio con l’estero (disavanzo corrente al 10%) per via del tessuto produttivo da potenziare, soprattutto nel settore dell’energia, che vincola il Paese a una forte domanda di importazioni. Pur considerando le favorevoli prospettive di crescita del Paese nel più lungo periodo, a fronte dello squilibrio nei conti con l’estero le agenzie di rating Moody’s e S&P assegnano all’Albania rispettivamente il rating “B1” e “B+”.

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